“WUT” di Sergi Marti Maltas è il primo classificato del Premio “Bernardino Zapponi”

Si è concluso il Premio Nazionale “Bernardino Zapponi” per cortometraggi che ha visto al primo posto il cortometraggio “WUT” dello spagnolo Sergi Marti Maltas. Di seguito  la classifica generale stilata dalla giuria tecnica:

1) “WUT” di Sergi Marti Maltas (Spagna)

2) “LEANING” di Enrico Conte (Italia)

3) “FACING OFF” di Maria di Razza (Italia)

Per la sezione horror:

1) “ZEPO” di Cesar Diaz Meledez (Spagna)

 

Partendo dal presupposto che secondo la Giuria tutti i corti erano di ottimo livello, queste sono le ragioni che hanno motivato la scelta dei lavori premiati.

1. WUT

E’ il lavoro che secondo la Giuria ha saputo coniugare racconto, coinvolgimento, gusto estetico e capacità comunicativa. Con una narrazione semplice e lineare, riesce a ricrere una tensione palpabile grazie a un efficace uso del linguaggio cinematografico, capovolgendo ruoli e aspettative, sfruttando suoni e silenzi, per raccontandoci una storia dal sapore universale, quasi un apologo sul lato umano del nostro compagno a quattro zampe, e, viceversa, sugli aspetti spietati e “bestiali” dell’uomo.

2. LEANING

Il corto ci racconta l’ambiguità del male con una rivisitazione di un classico noir, attingendo a piene mani alla tradizione horror italiana: ci è piaciuta l’efficacia dello stile e della messa in scena della storia, cupa e orrorifica, che con un ribaltamento di prospettive finale, e dunque non soltanto sul piano visivo, sa spiazzare lo spettatore. Leaning trasmette la voglia di sperimentare del suo autore, ma anche la capacità di raccontare con un certo gusto horror, senza sbavature.

3. FACING OFF

Attraverso un’animazione essenziale, il lavoro riesce a trattare una questione attualissima come quella del “fascino” della chirurgia estetica nel mondo femminile, senza mai cedere alla retorica spiccia, ma anzi riuscendo invece con leggerezza e ironia a giocare col tema dell’identità, anche con uno spirito citazionistico che ne fa solo apparentemente un divertissiment cinefilo. Un corto, quindi, che dimostra come un’idea possa trovare la sua forza anche con un linguaggio minimalista.

1. ZEPO

L’abbiamo scelto perché come horror è stato in fondo quello più agghiacciante: lo stile fiabesco e poetico delle immagini sabbiose basate sull’arte dell’israeliana Ilana Yahav rendono, per contrasto, davvero inquietante la vicenda di una bambina impaurita che negli adulti non trova rifugio e protezione, ma tutt’altro. Una fiaba nera, di una manciata di minuti, che mozza il respiro.